.
Annunci online

 
giors 
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

contatore statistiche web
  laurana
Oca Sapiens
Jean-Pierre Luminet
Yoani Sánchez
Massimo Gramellini
riccardo chiaberge
Rotex
Rotellando
maria elena
il ritorno di fiamma
diversamente affabile
piazza vittorio
avocado
marina palumbo
eldas
progetto Galileo
opere Norberto Bobbio
Centro Studi P. Gobetti
  cerca


 

diario | documenti |
 
Diario
256740visite.

30 settembre 2015

Chapeau


Bisogna ammetterlo, i tedeschi sono un grande popolo che riesce a surclassare le altre nazioni europee in tutto ciò che fa. Nel bene e nel male (la storia insegna). Anche nelle truffe.

Facciamo un parallelo tra le truffe italiane e tedesche.Gli italiani se vogliono fregare il prossimo si inventano ruberie da soliti ignoti: fabbricano edifici che sono castelli di sabbia in zone sismiche facendo la cresta sulle forniture di materiali, realizzano autostrade che si sciolgono il giorno dopo l’inaugurazione perché si è risparmiato su tutto, impiantano valvole cardiache taroccate, ma che sono ben sponsorizzate, tanto il paziente è già malato di cuore, che vuole di più?

I tedeschi no, non si abbassano a rincorrere simili furbizie. Loro ci mettono la tecnologia di cui sono maestri, se una truffa deve esserci che sia planetaria e soprattutto che dimostri la superiorità tecnologica del Paese! E allora via al programma che falsa i dati,ben scritto, sicuro e affidabile, difficile da individuare.

Altro che il cosiddetto algoritmo Calderoli!


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. germania truffe volkswagen

permalink | inviato da giorgio egidio il 30/9/2015 alle 9:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

4 settembre 2015

Ancora sulle immagini simbolo

Purtroppo spesso quando si parla di immagini simbolo ci si riferisce a un momento tragico della storia e tra queste icone della follia umana moltissime ritraggono bambini. Non so se ciò sia dovuto al cinismo del fotografo, alla ricerca dello scatto che lo può far entrare nella storia, o alla sensibilità civile dello stesso che spera che l’immagine cruda che sta riprendendo possa muovere le coscienze e far capire che si sta passandola soglia dell’orrore.

Appartengono a questa categoria, oltre alla foto opera di Nilufer Demir della Reuters che ritrae il bambino turco annegato pochi giorni fa anche quella arcinota e anonima del bambino con le braccia alzate nel ghetto di Varsavia, o quella della bimba vietnamita che scappa da un attacco americano con il napalm. Questa foto di Nick Ut della AP ebbe il merito di incominciare a instillare il dubbio sull'insensatezza e sulla ferocia di una guerra condotta con mezzi (i defolianti e il napalm) tutto sommato non molto diversi dell’iprite della prima guerra mondiale.

Va infine ricordato ancora uno scatto, che non riporto in questa mia riflessione perché troppo crudo. È quello del fotografo sudafricano Kevin Carter che nel 1993 andò in Sudan per documentare la guerra civile e la carestia che stavano facendo strage nel Paese. Qui scattò la foto che gli valse il premio Pulitzer, è quella di un bambino denutrito minacciato da un avvoltoio. Carter però aveva visto e documentato troppe tragedie, non riuscì a reggere l’orrore e, anche per questo, si suicidò l’anno dopo

.

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. fotografia bambini foto simbolo

permalink | inviato da giorgio egidio il 4/9/2015 alle 9:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

28 agosto 2015

Marcy Borders


Un  paio di giorni fa sui giornali di mezzo mondo è comparsa la notizia della morte prematura di Marcy Borders, la ragazza che era diventata una delle icone dell’11 settembre. Nota anche come Lady Dust era l’impiegata ritratta coperta di polvere davanti ai resti delle Twin Towers.

Il giorno 11 settembre 2001 io ero nella sede del  grande quotidiano presso il quale lavoravo. Le agenzie incominciarono a “battere” la notizia che un aereo di linea fuori rotta si era schiantato contro una delle torri gemelle di New York. Quasi in tempo reale le agenzie fotografiche hanno incominciato a mettere in linea le foto dell’incidente, della fiammata, dello skyline di New York con il fumo dell’incendio. In breve  però un secondo aereo colpì la seconda torre,poi un altro il Pentagono e un terzo forse dirottato si schiantò. A quel punto era chiaro che si stava assistendo a un attacco preordinato. Le agenzie continuarono a mettere in rete foto drammaticamente tutte molto simili, ma a metà pomeriggio comparve l’immagine di una giovane donna completamente coperta di polvere che si stagliava a mala pena su uno sfondo di egual colore. A quel punto fu chiaro che quella era l’icona di ciò che stava accadendo.

L’avvento della fotografia digitale, la facilità di trasmissione con protocolli mediati da internet, la rapidità con la quale le agenzie riuscivano a mettere in rete quantità impressionanti di immagini, aveva concorso a deprimere la qualità delle foto stesse, a meno di quelle poche che l’occhio attento e la prontezza di riflessi  del fotografo riuscivano a far emergere dalla massa.

 Le foto-simbolo hanno sempre avuto una vita travagliata, nel senso che spesso i loro autori sono stati accusati di mistificazione, o per lo meno di aver dato una mano alla realtà. Ne sono esempi il famoso bacio tra un marinaio e un’infermiera ripreso a Time Square da Alfred Eisteadt nel maggio 1945 e da sempre in odore di foto “costruita”, o il miliziano colpito di Rober Capa che si è sempre battuto per rivendicarne l’autenticità, o ancora la foto di Joe Rosenthal “Raising the Flag” a Iwo Jima, che per ammissione del suo autore fu ripetuta per poter utilizzare una bandiera più grande.

Nel mondo a volte contraffatto dell’informazione mi piace pensare però che lo scatto di Stan Honda dell’AFP che ritrae Marcy Border  sia dovuta al colpo d’occhio e al coraggio del fotografo e non a cinici maneggiamento con PhotoShop.








Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. fotografie icone 11 settembre

permalink | inviato da giorgio egidio il 28/8/2015 alle 17:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

5 agosto 2015

Quando l’industria creava utili con i prodotti

Ieri sera su RaiStoria ho visto un bel documentario, segno evidente che volendo la televisione è in grado di preparare prodotti di qualità.

Il programma raccontava la storia della Vespa, omeglio parlava, anche attraverso interviste e filmati d’epoca, di un ingegneredotato di tecnica ma anche di inventiva, di un imprenditore illuminato e di untempo in cui le società manifatturiere producevano utili con i prodotti e noncon la finanza.

L’ingegnere era Corradino d’Ascanio, un geniaccio nel campo dell’industria aeronautica, la società era la Piaggio di Pontedera e l’imprenditore lungimirante era Nicola Piaggio.

La Piaggio negli anni prima della seconda guerra mondiale produceva aerei, gli stabilimenti di Pontedera erano stati pesantemente danneggiati sia dai bombardamenti degli angloamericani, sia dai tedeschi in ritirata che si preoccupavano di non lasciarsi alle spalle delle potenzialità produttive di armi.

Appena finita la guerra il proprietario della Piaggio di Pontedera, Nicola Piaggio, di fronte alla sua fabbrica praticamente distrutta si è posto il problema di non lasciare sulla strada i 4.000 dipendenti. Di costruire aerei non se ne parlava più, per cui bisognava in fretta trovare una produzione meccanica alternativa. Anche la meccanica pesante, come i treni rischiava di essere troppo poco remunerativa nel breve termine, per cui l’idea vincente di Nicola Piaggio è stata quella di inventarsi un veicolo leggero ed economico che potesse dare mobilità agli italiani. La leggenda vuole che il mandato ai suoi progettisti fosse di inventare un veicolo a due ruote semplice, che potesse “essere guidato da uomini, donne, preti”.

Il progetto di questo veicolo fu preparato da un ingegnere della Piaggio, Corradino d’Ascanio che riuscì a unire strategie produttive e soluzioni tecniche utilizzate dall’industria aeronautica. Il veicolo era la Vespa che, con poche modifiche, è in circolazione da 70 anni.

Il documentario è stato interessante, sia per la storia delle persone che hanno portato alla creazione della Vespa, sia perché parlava di un tempo in cui l’industria creava utili con i prodotti e non con la finanza e in cui un imprenditore si preoccupava prima di tutto di non lasciare senza lavoro, e senza reddito, 4.000 dipendenti

31 luglio 2015

Regole

Invecchiando di sa si diventa fissati eripetitivi. Ma questo è un diario e posso permettermi di diventare ripetitivo efissato su alcune cose.

Qualche giorno fa avevo stigmatizzato, commentando il blog di Gad Lerner, la cafonaggine di chi non adegua il proprio abbigliamento al momento, alla persona che incontra, all'ambiente e portavo l’esempio del sindaco di Messina che va in forma ufficiale al Senato vestito come un bagnino, di Marchionne che incontra il papa con l’immancabile maglionne, a Salvini che(ahimé) rappresenta l’Italia al Parlamento Europeo con una della sue  improponibili felpe.

Ora a darmi man forte a questa mia idea che ci si debba vestire come l'occasione e l’ambiente richiedono è venuto Landini che alla firma dell'accordo che chiude la complicata vertenza Whirpool davanti al presidente del consiglio, indossa un compassato abito intero blu con camicia bianca e cravatta rossa.

Grazie Maurizio.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. abbigliamento landini buona creanza

permalink | inviato da giorgio egidio il 31/7/2015 alle 7:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

26 luglio 2015

KEPLER-452


Io sono praticamente coetaneo della moderna idea che la Terra e i suoi abitanti non siano un’unicità nell'Universo. Infatti il noto Paradosso di Fermi[i] è del 1950, anno natale mio e di Charlie Brown (se la coincidenza di date può avere un qualche valore).Erano anni in cui le migliori menti dell’astronomia si chiedevano se potessero esistere  forme di vita intelligente nell'Universo e perché se così era non ne avessimo mai avuto conferma. Allora  io, a differenza di Charlie Brown  che è nato già in età scolare,  non sapevo leggere, per cui di Fermi e del suo paradosso ne ho avuto notizia molti anno dopo.

Dopo 10 anni (e io facevo già parte dell’associazione “Sigma Tau gli arditi dello spazio”, di cui conservo la tessera), l’astrofisico americano  Frank Drake inventava l’equazione che porta il suo nome [ii] e che calcolava il numero di civiltà extraterrestri presenti  nella galassia. Anche di questa equazione sono venuto a conoscenza molto tempo dopo, nel 1960 ero alle prese con vasche da bagno col buco e implacabili rubinetti che si ostinavano a cercare di riempirle.

Bisogna aspettare la fine degli anni sessanta, l’immaginifico astrofisico e divulgatore  Carl Sagan e le missioni Voyager per farmi conoscere il problema degli “altri” sparsi per la Galassia. Il problema del contatto con i presunti alieni veniva affrontato dotando di placche ideogrammatiche i Voyager e cercando di captare segnali di civiltà evoluta esplorando le frequenze elettromagnetiche che si riteneva dovessero essere utilizzate dagli alieni per telecomunicazioni. nacque a quell'epoca il progetto SETI (Search of ExtraTerrestrial Intelligence), che in una sua fase evoluta (SETI@home) ha coinvolto decine di migliaia di appassionati: ognuno di loro scaricava sul proprio computer una breve sequenza di ‘ascolto’ di rumore elettromagnetico proveniente dallo spazio e la sottoponeva ad un software di analisi che isolava possibili sequenze ripetute e armoniche, segno di una trasmissione  intelligente. Il risultato doveva essere poi ritrasmesso alla sede della SETI. Benché mi sia impegnato non ho mai scoperto (e con me altre decine di migliaia di illusi) segni di intelligenza aliene.Chiaramente questa ricerca aveva dei limiti: si cercavano trasmissioni radio di civiltà, che probabilmente hanno una durata risibile rispetto ai tempi  astronomici. Molti segnali arrivavano dalla distanza di migliaia di anni luce dalla terra: si sperava di intercettare il Dante Alighieri alieno che leggeva alla radio la sua Commedia.

Negli ultimi anni la strategia di ricerca di possibile vita aliena (anche non intelligente) si è spostata dalla domanda CHI? a DOVE? con la ricerca di esopianeti,  mediante il migliorare dei telescopi, e poi con quelli in orbita e migliorando le strategie di ricerca di corpi celesti opachi, da non molti anni gli astrofisici hanno cominciato a trovare pianeti, molti, troppi. All'inizio per lo più giganti gassosi come il nostro vicino Giove, inutile per permettere una qualsiasi forma di vita, poi via via anche pianeti rocciosi più piccoli, più simili a Mercurio, alla Terra o a Marte. La difficoltà a questo punto era scoprire quale di questi pianeti orbitasse attorno ad una stella non troppo giovane o troppo vecchia e soprattutto fosse alla distanza giusta per permettere la presenza di acqua allo stato liquido, condizione, che allo stato attuale delle conoscenze è indispensabile per lo sviluppo di una biologia.

Nei giorni scorsi la Nasa ha dato notizia che la sonda Keplero, in orbita“ritardata” attorno alla Terra, scremando tra quasi 5.000 oggetti simil-terrestri ha individuato un pianeta nella costellazione del Cigno (ammesso che questa indicazione abbia un senso): Kepler-452 è un po’ più grande, con un’orbita un po’ più lunga della Terra e dista circa 1.400 anni luce da noi. Ciò significa adesso noi vediamo il cugino della Terra come era grosso modo nel VII secolo d.C.  più o meno quando Alboino è arrivato in Italia con i suoi Longobardi, senza utilizzare nessuna tecnologia che prevedesse l'uso di onde elettromagnetiche, per cui se un abitante di Kepler452 attivato allora il programma SEKI@home (Search of ExtraKeplerian Intelligence) sarebbe rimasto deluso: sulla Terra assenza di segnali intelligenti.

 

 

 



[i] Dove sono tutti quanti: se ci sono tante civiltà evolute nell’Universo,perché non siamo ancora entrati in contatto?

 

[ii] N =  R* x fp x ne x fl x fi x fc x L

dove:

N   è il numero di civiltà extraterrestri presenti oggi nella nostra Galassia con le quali si può pensare di stabilire una comunicazione

R*  è il tasso medio annuo con cui si formano nuove stelle nella Via Lattea

fp   è la frazione di stelle che possiedono pianeti

ne  è il numero medio di pianeti per sistema planetario in condizione di ospitare forme di vita

fl   è la frazione dei pianeti ne su cui si è effettivamente sviluppatala vita

fi   è la frazione dei pianeti fl su cui si sono evoluti esseri intelligenti

fc   è la frazione di civiltà extraterrestri in grado di comunicare

L   è la stima della durata di queste civiltà evolute



 

20 luglio 2015

SOLO a TORINO

Pur essendo nato a 50 km da Torino, da parecchi lustri sono diventato torinese, acquisendo vizi e virtù della città. Un amico mi ha rigirato questa breve e piacevole guida di peculiarità di Torino e dei torinesi:

Solo a Torino ….

1.         …c’è il San Simone. Se non sapete cos'è non siete di Torino. 

2.         …ci sono i controviali e solo i Torinesi ne conoscono il funzionamento grazie a una sorta di sapere orale che si tramanda di padre in figlio. Dai controviali si può svoltare a destra e a sinistra; dai viali, salvo rarissime eccezioni,no. Ne consegue che, se si è nel viale, si rischia di dover percorrere chilometri prima di poterne uscire. La situazione è oltremodo grave nel caso in cui ci si trovi in Corso Francia che è il corso più lungo d’Europa. Per facilitare le cose i viali hanno la precedenza su chi si immette da destra, i controviali devono darla. 

3.         … tutte le vie si incrociano perpendicolarmente e quindi tutti gli isolati sono quadrati. Il Torinese sa che se gira tre volte a destra, o tre volte a sinistra, si ritrova al punto di partenza. Il problema è che egli immagina che tutto il resto del mondo sia fatto così e finisce col perdersi, assieme alla sua errata convinzione, in qualsiasi altra città. 

4.         … è quasi tollerata l’abitudine di girare a destra col rosso. 

5.         … la stazione ferroviaria del Lingotto non è vicina agli stabilimenti del Lingotto. Una favolosa, imbattibile trappola per turisti. 

6.         …si usa la parola “minchia”. Ad onor del vero si dice solo a Torino e in Sicilia. In mezzo no, da nessuna parte. 

7.         …non si sente mai parlare il dialetto torinese (questo punto è intrinsecamente legato a quello precedente) 

8.         …la parola picio non è il maschile di picia e non è l’abbreviazione di picciotto. 

9.         …piazza Carlina in realtà non si chiama piazza Carlina e piazza Benefica in realtà non si chiama piazza Benefica. 

10.       … c’è la collina su un lato e le montagne su tutti gli altri. Impossibile vedere il sole all'orizzonte 

11.       … con fierezza Sabauda si mastica il cicles, si mangia lo stic e si prende il bicerin al Bicerin.

 

12.       … si ignora l’esistenza del passato remoto, il vero nome del ciapinabò e quale sia l’errore nella frase “non mi oso”.

 

13.       … tutte le fontane sono a forma di toretto verde e si pensa che da quella di Piazza Rivoli esca l’acqua del Pian della Mussa. A metà tra leggenda popolare e magia.

 

14.       … si pensa ancora che la FIAT produca automobili e che lo faccia a Torino. Si pensa anche che convenga comprare auto FIAT perché, come diceva mio padre, “non si trovano i pezzi di ricambio delle auto straniere”. Questa convinzione permane tuttora benché le auto FIAT le produca la Chrysler. Ho appena comprato una Panda per girare in città, la ho aspettata due mesi abbondanti e poi 20 giorni perché la spostassero da None, dove arriva dal luogo di produzione, a Mirafiori (km 14,4). Minchia ma si può?

 

Soluzioni:

1        

3        

9.         PiazzaCarlo Emanuele II e Giardino Luigi Martini

10.       

12.       Topinambur:Helianthus tuberosus

13        


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. città torino torinesi

permalink | inviato da giorgio egidio il 20/7/2015 alle 14:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

15 luglio 2015

Giustizia è fatta!



New Horizons è arrivata suPlutone dopo un lungo, pericoloso e veloce viaggio! Questo risultato è lagiusta ricompensa per Clyde Tombaugh, astronomo semi-dilettante ma pervicaceche dopo aver scoperto Plutone nel 1930 venne allontanato dal Lowell Observatoryperché non abbastanza blasonato. Ora le sue ceneri, a bordo della navicella NewHorizons, hanno sorvolato veloci il ‘suo’ pianeta (o planetoide, o oggettoceleste, o pianeta nano ...) ed è il primo essere umano che sta viaggiandoverso lo spazio profondo. Basta aspettare e poi uno i risultati li ottiene!

13 luglio 2015

la giustizia arriva su Plutone


Chi si interessa di astronomia a livello di passione ogni tanto legge notizie di esperimenti, lanci di sonde, viaggi che avranno uno sviluppo di anni e poi magari se ne dimentica. Nove anni fa gli <Stati Uniti, che allora avevano ancora volontà, mezzi e curiosità per esplorare lo spazio per scopi che non avrebbero avuto un immediato ritorno economico, lanciarono una piccola sonda abbastanza rivoluzionaria, la New Horizons, leggera (pesa come un pianoforte) velocissima (si muove quasi dieci volte più velocemente delle navette Apollo),risparmiosa dal punto di vista energetico (consuma l’equivalente di sue piccole lampadine). La sua missione era quella di raggiungere il lontanissimo pianeta Plutone, che poi nel frattempo è stato declassato a planetoide o oggetto celeste parte di una pletora di suoi simili.

Plutone è un (ex)pianeta molto particolare: è piccolo, se la terra fosse grande come un pallone da calcio Plutone sarebbe un po’ meno di un’albicocca, è lontanissimo, la sua orbita si incrocia con quella di Nettuno, il suo periodo di rivoluzione attorno al Sole è di oltre 240 anni, ha un certo numero di satelliti che gli girano attorno. Chiaramente è piuttosto freddo ed è quasi una forzatura chiamarlo inospitale, però può darci informazioni utili sulle regioni più distanti del nostro sistema solare e con ciò sulla nostra origine.

Fino qui le peculiarità di questo corpo celeste, ma ci sono storie che travalicano gli aspetti puramente astronomici. Negli anni ’30 in America si era venuto a creare un interesse per l’astronomia e l’esplorazione del Cosmo, senza però particolari risultati di rilievo, le teorie più intriganti restavano appannaggio degli europei. Anche facoltosi personaggi si lanciavano in imprese scientifiche: uno di questi fu Percival Lowell che proveniva da una delle più antiche famiglie bostoniane (<a Boston i Lowell parlano solo con i Cabots e i Cabots parlano solo con Dio>). Questo illuminato magnate fondò un osservatorio astronomico al fine di scoprire che cosa causasse le anomalie dell’orbita di Nettuno, probabilmente il grande e sconosciuto “pianeta X”. Tra gli altri fu chiamato al Lovwell Observatory un giovane ragazzo del Kansas, Clyde Tombaugh,senza particolari meriti scientifici ma animato da una incrollabile passione. Partendo da premesse sbagliate (ricerca del gigante gassoso) e con un telescopio in gran parte autoprodotto, Tombaught con una pazienza certosina per un anno confrontò lastre fotografiche della stessa porzione del cielo analizzando oltre 45 milioni di oggetti celesti. La sua costanza fu premiata con la scoperta del Pianeta X (che per piaggeria fu chiamato Plutone dalle iniziali di Percival Lowell), il primo risultato astronomico completamente americano.

Ciò non portò fortuna a Tombaught perché dopo non molto tempo, probabilmente a causa di gelosie, venne allontanato da Lowell Observatory, continuando però il suo lavoro di astronomo presso altre istituzioni fino alla sua morte nel 1997.

Ora il ragazzo dell’Illinois, classe 1906, sta per avere la sua rivincita:alla faccia degli invidiosi e dei detrattori le sue ceneri a bordo dellanavicella New Horizons sorvoleranno il “suo Plutone” e poi, non potendo frenare,continueranno il loro viaggio verso lo spazio profondo. Clyde, seppure in forma di spoglie mortali, sarà il primo essere umano a raggiungere e, forse, superare la fascia di Kuiper entrando nello spazio profondo. A me piacciono le storie che prevedono un lieto fine e il trionfo della giustizia.

 .



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. astronomia plutone clyde tombaugh

permalink | inviato da giorgio egidio il 13/7/2015 alle 9:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

9 luglio 2015

Regole e cafoni

Oggi Gad Lerner nel suo blog stigmatizza  il fatto che al sindaco di Messina, persona intelligente, capace e con molte cose da dire, sia stato impedito l’ingresso al Senato in quanto si è presentato con una T-shirt e non in giacca e cravatta come prevede il regolamento.

Non sono d’accordo con Gad (penso che ciò anche se lo sapesse non gliene farebbe un baffo) per due motivi.

Il primo è l’educazione che mi hanno dato i miei genitori: mio papà, persona dolce e intelligente mi ha insegnato che se esiste una regola va rispettata anche se uno non la condivide.

Il secondo motivo sta forse nella mia età, fin da bambino mi sono trovato di fronte a regole di comportamento e di decoro che, anche se in alcuni casi non erano esplicite ma dettate dall'uso, andavano rispettate. Alle elementari avevo il grembiule nero con il colletto rigido e il fiocco blu, da Boy Scout vestivo la divisa regolamentare, al liceo andavo con la cravatta, mi sono laureato e ho dato l’esame di stato in giacca e cravatta, da alpino ho vestito la divisa facendo anche attenzione che fosse in ordine, mi sono sposato e sono andato al matrimonio di mia figlia vestendo sobri vestiti interi, quando vado da un medico metto la giacca. E non mi sono mai sentito represso per ciò, semplicemente mi era chiaro che dovevo rispettare un codice più di rispetto che di comportamento.

Capisco che l’Italia sta dando però ragione a Lerner, senz'altro nei comportamenti: MatteoSalvini si presenta al Parlamento Europeo con una felpa stracafona con su scritta una delle sue perle di saggezza, Marchionne, l’immaginifico salvatore di imprese straniere, si presenta davanti al Papa in visita a Torino con il suo immancabile maglionne (spero ne avrà più di uno per poterlo lavare ogni tanto).Uno può riconoscere o meno l’autorità del Papa, essere credete, agnostico, ateo o di un’altra religione, ma trovo che sarebbe per lo meno ben educato presentarsi davanti all'ospite vestito in maniera un po’ formale. D’altronde Papa Francesco aveva avuto una giornata pesante e pur amando essere creativo mica si è presentato con la tuta Adidas e le espadrillas ai piedi.

Presentarsicon un abbigliamento congruo è una questione di rispetto verso l’ambiente incui ci si trova, verso gli altri e soprattutto verso se stessi


  


Nota: nelle ultime ore diversi commenti al testo di Gad Lerner sono favorevoli a quanto detto sopra. Non tutto è perduto!



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. vestiti gad lerner etichetta cafoni

permalink | inviato da giorgio egidio il 9/7/2015 alle 18:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
agosto