.
Annunci online

 
giors 
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

contatore statistiche web
  laurana
Oca Sapiens
Jean-Pierre Luminet
Yoani Sánchez
Massimo Gramellini
riccardo chiaberge
Rotex
Rotellando
maria elena
il ritorno di fiamma
diversamente affabile
piazza vittorio
avocado
marina palumbo
eldas
progetto Galileo
opere Norberto Bobbio
Centro Studi P. Gobetti
  cerca


 

diario | documenti |
 
Diario
395455visite.

26 luglio 2015

KEPLER-452


Io sono praticamente coetaneo della moderna idea che la Terra e i suoi abitanti non siano un’unicità nell'Universo. Infatti il noto Paradosso di Fermi[i] è del 1950, anno natale mio e di Charlie Brown (se la coincidenza di date può avere un qualche valore).Erano anni in cui le migliori menti dell’astronomia si chiedevano se potessero esistere  forme di vita intelligente nell'Universo e perché se così era non ne avessimo mai avuto conferma. Allora  io, a differenza di Charlie Brown  che è nato già in età scolare,  non sapevo leggere, per cui di Fermi e del suo paradosso ne ho avuto notizia molti anno dopo.

Dopo 10 anni (e io facevo già parte dell’associazione “Sigma Tau gli arditi dello spazio”, di cui conservo la tessera), l’astrofisico americano  Frank Drake inventava l’equazione che porta il suo nome [ii] e che calcolava il numero di civiltà extraterrestri presenti  nella galassia. Anche di questa equazione sono venuto a conoscenza molto tempo dopo, nel 1960 ero alle prese con vasche da bagno col buco e implacabili rubinetti che si ostinavano a cercare di riempirle.

Bisogna aspettare la fine degli anni sessanta, l’immaginifico astrofisico e divulgatore  Carl Sagan e le missioni Voyager per farmi conoscere il problema degli “altri” sparsi per la Galassia. Il problema del contatto con i presunti alieni veniva affrontato dotando di placche ideogrammatiche i Voyager e cercando di captare segnali di civiltà evoluta esplorando le frequenze elettromagnetiche che si riteneva dovessero essere utilizzate dagli alieni per telecomunicazioni. nacque a quell'epoca il progetto SETI (Search of ExtraTerrestrial Intelligence), che in una sua fase evoluta (SETI@home) ha coinvolto decine di migliaia di appassionati: ognuno di loro scaricava sul proprio computer una breve sequenza di ‘ascolto’ di rumore elettromagnetico proveniente dallo spazio e la sottoponeva ad un software di analisi che isolava possibili sequenze ripetute e armoniche, segno di una trasmissione  intelligente. Il risultato doveva essere poi ritrasmesso alla sede della SETI. Benché mi sia impegnato non ho mai scoperto (e con me altre decine di migliaia di illusi) segni di intelligenza aliene.Chiaramente questa ricerca aveva dei limiti: si cercavano trasmissioni radio di civiltà, che probabilmente hanno una durata risibile rispetto ai tempi  astronomici. Molti segnali arrivavano dalla distanza di migliaia di anni luce dalla terra: si sperava di intercettare il Dante Alighieri alieno che leggeva alla radio la sua Commedia.

Negli ultimi anni la strategia di ricerca di possibile vita aliena (anche non intelligente) si è spostata dalla domanda CHI? a DOVE? con la ricerca di esopianeti,  mediante il migliorare dei telescopi, e poi con quelli in orbita e migliorando le strategie di ricerca di corpi celesti opachi, da non molti anni gli astrofisici hanno cominciato a trovare pianeti, molti, troppi. All'inizio per lo più giganti gassosi come il nostro vicino Giove, inutile per permettere una qualsiasi forma di vita, poi via via anche pianeti rocciosi più piccoli, più simili a Mercurio, alla Terra o a Marte. La difficoltà a questo punto era scoprire quale di questi pianeti orbitasse attorno ad una stella non troppo giovane o troppo vecchia e soprattutto fosse alla distanza giusta per permettere la presenza di acqua allo stato liquido, condizione, che allo stato attuale delle conoscenze è indispensabile per lo sviluppo di una biologia.

Nei giorni scorsi la Nasa ha dato notizia che la sonda Keplero, in orbita“ritardata” attorno alla Terra, scremando tra quasi 5.000 oggetti simil-terrestri ha individuato un pianeta nella costellazione del Cigno (ammesso che questa indicazione abbia un senso): Kepler-452 è un po’ più grande, con un’orbita un po’ più lunga della Terra e dista circa 1.400 anni luce da noi. Ciò significa adesso noi vediamo il cugino della Terra come era grosso modo nel VII secolo d.C.  più o meno quando Alboino è arrivato in Italia con i suoi Longobardi, senza utilizzare nessuna tecnologia che prevedesse l'uso di onde elettromagnetiche, per cui se un abitante di Kepler452 attivato allora il programma SEKI@home (Search of ExtraKeplerian Intelligence) sarebbe rimasto deluso: sulla Terra assenza di segnali intelligenti.

 

 

 



[i] Dove sono tutti quanti: se ci sono tante civiltà evolute nell’Universo,perché non siamo ancora entrati in contatto?

 

[ii] N =  R* x fp x ne x fl x fi x fc x L

dove:

N   è il numero di civiltà extraterrestri presenti oggi nella nostra Galassia con le quali si può pensare di stabilire una comunicazione

R*  è il tasso medio annuo con cui si formano nuove stelle nella Via Lattea

fp   è la frazione di stelle che possiedono pianeti

ne  è il numero medio di pianeti per sistema planetario in condizione di ospitare forme di vita

fl   è la frazione dei pianeti ne su cui si è effettivamente sviluppatala vita

fi   è la frazione dei pianeti fl su cui si sono evoluti esseri intelligenti

fc   è la frazione di civiltà extraterrestri in grado di comunicare

L   è la stima della durata di queste civiltà evolute



 

sfoglia
giugno        agosto