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26 luglio 2015

KEPLER-452


Io sono praticamente coetaneo della moderna idea che la Terra e i suoi abitanti non siano un’unicità nell'Universo. Infatti il noto Paradosso di Fermi[i] è del 1950, anno natale mio e di Charlie Brown (se la coincidenza di date può avere un qualche valore).Erano anni in cui le migliori menti dell’astronomia si chiedevano se potessero esistere  forme di vita intelligente nell'Universo e perché se così era non ne avessimo mai avuto conferma. Allora  io, a differenza di Charlie Brown  che è nato già in età scolare,  non sapevo leggere, per cui di Fermi e del suo paradosso ne ho avuto notizia molti anno dopo.

Dopo 10 anni (e io facevo già parte dell’associazione “Sigma Tau gli arditi dello spazio”, di cui conservo la tessera), l’astrofisico americano  Frank Drake inventava l’equazione che porta il suo nome [ii] e che calcolava il numero di civiltà extraterrestri presenti  nella galassia. Anche di questa equazione sono venuto a conoscenza molto tempo dopo, nel 1960 ero alle prese con vasche da bagno col buco e implacabili rubinetti che si ostinavano a cercare di riempirle.

Bisogna aspettare la fine degli anni sessanta, l’immaginifico astrofisico e divulgatore  Carl Sagan e le missioni Voyager per farmi conoscere il problema degli “altri” sparsi per la Galassia. Il problema del contatto con i presunti alieni veniva affrontato dotando di placche ideogrammatiche i Voyager e cercando di captare segnali di civiltà evoluta esplorando le frequenze elettromagnetiche che si riteneva dovessero essere utilizzate dagli alieni per telecomunicazioni. nacque a quell'epoca il progetto SETI (Search of ExtraTerrestrial Intelligence), che in una sua fase evoluta (SETI@home) ha coinvolto decine di migliaia di appassionati: ognuno di loro scaricava sul proprio computer una breve sequenza di ‘ascolto’ di rumore elettromagnetico proveniente dallo spazio e la sottoponeva ad un software di analisi che isolava possibili sequenze ripetute e armoniche, segno di una trasmissione  intelligente. Il risultato doveva essere poi ritrasmesso alla sede della SETI. Benché mi sia impegnato non ho mai scoperto (e con me altre decine di migliaia di illusi) segni di intelligenza aliene.Chiaramente questa ricerca aveva dei limiti: si cercavano trasmissioni radio di civiltà, che probabilmente hanno una durata risibile rispetto ai tempi  astronomici. Molti segnali arrivavano dalla distanza di migliaia di anni luce dalla terra: si sperava di intercettare il Dante Alighieri alieno che leggeva alla radio la sua Commedia.

Negli ultimi anni la strategia di ricerca di possibile vita aliena (anche non intelligente) si è spostata dalla domanda CHI? a DOVE? con la ricerca di esopianeti,  mediante il migliorare dei telescopi, e poi con quelli in orbita e migliorando le strategie di ricerca di corpi celesti opachi, da non molti anni gli astrofisici hanno cominciato a trovare pianeti, molti, troppi. All'inizio per lo più giganti gassosi come il nostro vicino Giove, inutile per permettere una qualsiasi forma di vita, poi via via anche pianeti rocciosi più piccoli, più simili a Mercurio, alla Terra o a Marte. La difficoltà a questo punto era scoprire quale di questi pianeti orbitasse attorno ad una stella non troppo giovane o troppo vecchia e soprattutto fosse alla distanza giusta per permettere la presenza di acqua allo stato liquido, condizione, che allo stato attuale delle conoscenze è indispensabile per lo sviluppo di una biologia.

Nei giorni scorsi la Nasa ha dato notizia che la sonda Keplero, in orbita“ritardata” attorno alla Terra, scremando tra quasi 5.000 oggetti simil-terrestri ha individuato un pianeta nella costellazione del Cigno (ammesso che questa indicazione abbia un senso): Kepler-452 è un po’ più grande, con un’orbita un po’ più lunga della Terra e dista circa 1.400 anni luce da noi. Ciò significa adesso noi vediamo il cugino della Terra come era grosso modo nel VII secolo d.C.  più o meno quando Alboino è arrivato in Italia con i suoi Longobardi, senza utilizzare nessuna tecnologia che prevedesse l'uso di onde elettromagnetiche, per cui se un abitante di Kepler452 attivato allora il programma SEKI@home (Search of ExtraKeplerian Intelligence) sarebbe rimasto deluso: sulla Terra assenza di segnali intelligenti.

 

 

 



[i] Dove sono tutti quanti: se ci sono tante civiltà evolute nell’Universo,perché non siamo ancora entrati in contatto?

 

[ii] N =  R* x fp x ne x fl x fi x fc x L

dove:

N   è il numero di civiltà extraterrestri presenti oggi nella nostra Galassia con le quali si può pensare di stabilire una comunicazione

R*  è il tasso medio annuo con cui si formano nuove stelle nella Via Lattea

fp   è la frazione di stelle che possiedono pianeti

ne  è il numero medio di pianeti per sistema planetario in condizione di ospitare forme di vita

fl   è la frazione dei pianeti ne su cui si è effettivamente sviluppatala vita

fi   è la frazione dei pianeti fl su cui si sono evoluti esseri intelligenti

fc   è la frazione di civiltà extraterrestri in grado di comunicare

L   è la stima della durata di queste civiltà evolute



 

15 luglio 2015

Giustizia è fatta!



New Horizons è arrivata suPlutone dopo un lungo, pericoloso e veloce viaggio! Questo risultato è lagiusta ricompensa per Clyde Tombaugh, astronomo semi-dilettante ma pervicaceche dopo aver scoperto Plutone nel 1930 venne allontanato dal Lowell Observatoryperché non abbastanza blasonato. Ora le sue ceneri, a bordo della navicella NewHorizons, hanno sorvolato veloci il ‘suo’ pianeta (o planetoide, o oggettoceleste, o pianeta nano ...) ed è il primo essere umano che sta viaggiandoverso lo spazio profondo. Basta aspettare e poi uno i risultati li ottiene!

13 luglio 2015

la giustizia arriva su Plutone


Chi si interessa di astronomia a livello di passione ogni tanto legge notizie di esperimenti, lanci di sonde, viaggi che avranno uno sviluppo di anni e poi magari se ne dimentica. Nove anni fa gli <Stati Uniti, che allora avevano ancora volontà, mezzi e curiosità per esplorare lo spazio per scopi che non avrebbero avuto un immediato ritorno economico, lanciarono una piccola sonda abbastanza rivoluzionaria, la New Horizons, leggera (pesa come un pianoforte) velocissima (si muove quasi dieci volte più velocemente delle navette Apollo),risparmiosa dal punto di vista energetico (consuma l’equivalente di sue piccole lampadine). La sua missione era quella di raggiungere il lontanissimo pianeta Plutone, che poi nel frattempo è stato declassato a planetoide o oggetto celeste parte di una pletora di suoi simili.

Plutone è un (ex)pianeta molto particolare: è piccolo, se la terra fosse grande come un pallone da calcio Plutone sarebbe un po’ meno di un’albicocca, è lontanissimo, la sua orbita si incrocia con quella di Nettuno, il suo periodo di rivoluzione attorno al Sole è di oltre 240 anni, ha un certo numero di satelliti che gli girano attorno. Chiaramente è piuttosto freddo ed è quasi una forzatura chiamarlo inospitale, però può darci informazioni utili sulle regioni più distanti del nostro sistema solare e con ciò sulla nostra origine.

Fino qui le peculiarità di questo corpo celeste, ma ci sono storie che travalicano gli aspetti puramente astronomici. Negli anni ’30 in America si era venuto a creare un interesse per l’astronomia e l’esplorazione del Cosmo, senza però particolari risultati di rilievo, le teorie più intriganti restavano appannaggio degli europei. Anche facoltosi personaggi si lanciavano in imprese scientifiche: uno di questi fu Percival Lowell che proveniva da una delle più antiche famiglie bostoniane (<a Boston i Lowell parlano solo con i Cabots e i Cabots parlano solo con Dio>). Questo illuminato magnate fondò un osservatorio astronomico al fine di scoprire che cosa causasse le anomalie dell’orbita di Nettuno, probabilmente il grande e sconosciuto “pianeta X”. Tra gli altri fu chiamato al Lovwell Observatory un giovane ragazzo del Kansas, Clyde Tombaugh,senza particolari meriti scientifici ma animato da una incrollabile passione. Partendo da premesse sbagliate (ricerca del gigante gassoso) e con un telescopio in gran parte autoprodotto, Tombaught con una pazienza certosina per un anno confrontò lastre fotografiche della stessa porzione del cielo analizzando oltre 45 milioni di oggetti celesti. La sua costanza fu premiata con la scoperta del Pianeta X (che per piaggeria fu chiamato Plutone dalle iniziali di Percival Lowell), il primo risultato astronomico completamente americano.

Ciò non portò fortuna a Tombaught perché dopo non molto tempo, probabilmente a causa di gelosie, venne allontanato da Lowell Observatory, continuando però il suo lavoro di astronomo presso altre istituzioni fino alla sua morte nel 1997.

Ora il ragazzo dell’Illinois, classe 1906, sta per avere la sua rivincita:alla faccia degli invidiosi e dei detrattori le sue ceneri a bordo dellanavicella New Horizons sorvoleranno il “suo Plutone” e poi, non potendo frenare,continueranno il loro viaggio verso lo spazio profondo. Clyde, seppure in forma di spoglie mortali, sarà il primo essere umano a raggiungere e, forse, superare la fascia di Kuiper entrando nello spazio profondo. A me piacciono le storie che prevedono un lieto fine e il trionfo della giustizia.

 .



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permalink | inviato da giorgio egidio il 13/7/2015 alle 9:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

16 novembre 2014

Rosetta


La sonda spaziale Rosetta haraggiunto dopo un lungo viaggio la cometa 67P/Churiumov-Gerasimenko (una nota:ma i russi stanno tutte le notti con il naso rivolto al cielo per trovarecomete? Tantissime sono scoperte da loro). È stato un traguardo scientificoimportante che dovrebbe portare risultati e scoperte sia sulla natura di questimisteriosi corpi celesti, sia sulla storia remotissima della vita sulla Terra,oltre a qualche altra soluzione di misteri cosmici. Io sono sempre statoaffascinato dallo spazio, dalle sue incommensurabili profondità, dalla incommensurabilequantità di corpi che solo in apparenza lentissimamente si muovono, dalle dimensioni difficilmente immaginabilidi questi corpi stessi. Non per altro a 8 anni facevo parte dell’associazione Sigma Tau gli arditi dello spazio, purnon avendo, fino ad ora, viaggiato nello spazio e non sentendomi  più particolarmente ardito.

Tutto ciò per dire che ilviaggio di Rosetta e del lander Philae rivestono per me un interesse che arrivadalla primissima gioventù, ma c’è un altro aspetto che mi affascina: mentreRosetta, silenziosa e determinata macinava chilometri in tutta tranquillitàattraversando lo spazio, qui sulla Terra ci si agitava, si facevano guerre, cisi odiava e insultava, ci si adoperava per rendere un po’  meno sicuro e pulito il pianeta . Il viaggionon è stato poi lunghissimo, specie rapportato ai tempi dell’Universo: poco piùdi 10 anni ma mentre la sonda si avvicinava silenziosa e imperturbabile allasua cometa, la Terra era agitata da cambiamenti: si sono succeduti duepresidenti Usa: George W. Bush e Barack Obama (neanche molti, invero), trepapi: Karol Wojtyla, Joseph Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio (per i tempidella Chiesa Cattolica tutto sommato abbastanza), in Russia avveniva un pococomprensibile e ancor meno edificante belletto tra Putin e Medvedev  e in casa italiana si sono succedute trelegislature: XV,XVI e XVII (tante quanto i papi, ma qui i tempi di ricambiosono senz’altro più brevi), due Presidenti della Repubblica (di cui unodoppio):  Carlo Azeglio Ciampi e GiorgioNapolitano e sette governi: Berlusconi 2, Berlusconi 3, Prodi 2, Berlusconi 4,Monti, Letta e Renzi più un incarico esplorativo a Bersani.

Il giorno della partenza diRosetta, il 2 marzo 2004 la prima pagina de La stampa titolava: Berlusconi: l’8 per mille non si tocca eL’Istat: l’economia rallenta e poi ilprofetico ‘Buongiorno’ di Gramellini: Ilmorbo del nulla. A parte l’8 per mille, che onestamente non ricordo più chie perché volesse toccarlo, gli altri due titoli si sono dimostrati validi pertutto il decennio.

Dopo questa breve e incompletacarrellata di fatti occorsi durante il viaggio della sonda, secondo me Rosettasta benissimo con il suo piccolo Philae sulla sua 67P/Churiumov-Gerasimenko e,anche se ne avesse le possibilità tecniche, si rifiuterebbe di tornare inquesta bolgia, oltre tutto tra non molto la sua cometa dovrebbe incominciare aprodurre la coda. Che mette tanta allegria.



6 settembre 2011

Manzoni e la Luna

    

In questi giorni mi sono applicato alla rilettura, con calma, dei Promessi Sposi. Leggere senza fretta libri che sono stati oggetto di programma scolastico permette anche divagazioni, approfondimenti, letture correlate. In una parola è permessa una proficua perdita di tempo che a scuola non è possibile.

Leggendo i capitoli della ‘notte degli inganni, mi sono accorto che spesso Manzoni parla della luce della Luna. All’inizio Renzo, Lucia, Agnese, Tonio e Gervaso “zitti zitti, nelle tenebre … preser la strada fuori del paese”, poi,  dopo il maldestro tentativo di matrimonio don Abbondio “sorpreso, messo in fuga, spaventato” si affaccia alla finestra per chiedere aiuto e si trova di fronte al “più bel chiaro di Luna; l’ombra della chiesa, e più in fuori l’ombra lunga ed acuta del campanile, si stendeva bruna e spiccata sul piano erboso e lucente della piazza: ogni oggetto si poteva distinguere quasi come di giorno”. E ancora, arrivati  Renzo e Lucia con Agnese al convento “la porta di fatto s’aprì; e la luna entrando per lo spiraglio, illuminò la faccia pallida, e la barba d’argento di padre Cristoforo”. La notte si conclude con la partenza di Renzo, Lucia e Agnese in barca sul lago che “giaceva liscio e piano, e sarebbe parso immobile non fosse stato per il tremolare e l’ondeggiar leggero della luna che vi si specchiava da mezzo il cielo”. Infine la arcinota pagina dell’”addio, monti sorgenti dall’acque” è introdotta  dall’immagine dei “passeggeri silenziosi, con la testa volta indietro, guardavano i monti e il paese rischiarato dalla luna, e variato qua e là  di grand’ombre.”

A questo punto sono stato colto da un dubbio: sarà poi stato vero che quella notte, di cui è nota  la data, ci fosse veramente una Luna tale da illuminare gli eventi appena ricordati? Quando si hanno dei dubbi nel limite del possibile bisogna fugarli. La serie storica delle fasi lunari ha rivelato che all’epoca dei fatti narrati la luna piena di novembre fu circa alle 18  dell’11/11/1628. Visto che la notte degli inganni fu quella tra il 10 e l’11 novembre, la Luna era praticamente piena, sorse alle 18, per tramontare alle 6 del mattino: c’era perciò tutto il tempo per illuminare la strada percorsa da Renzo e Lucia, la piazza davanti alla chiesa, la ritirata del Griso e dei bravacci, la barba di fra Cristoforo e infine i monti sorgenti. 

Una ulteriore domanda ora viene spontanea:  Alessandro aveva fatto il furbo, e avuto fortuna,  creando l’ambiente della notte degli inganni in maniera funzionale alla narrazione, per  cui c’era bisogno di un po’ di luce, oppure da par suo si era documentato? A questo interrogativo per ora non c’è risposta. L’indagine continua.

23 gennaio 2011

Galileo e il chiaroscuro: perché è utile saper disegnare

            

A proposito dei rapporti tra sapere scientifico e arte è illuminante sull’ultimo numero di Tuttoscienze un articolo di Ermanno Bencivenga, storico della scienza che insegna alla University of California: parla di Galileo Galilei dando una nuova spiegazione alle sue scoperte fatte mediante le prime osservazioni celesti.

Che il cannocchiale non sia stata un’invenzione di Galileo è cosa risaputa, ma il genio pisano fu il primo a utilizzare il nuovo strumento per scopi diversi da quelli militari, esplorando il cielo riuscendo così a stabilire le basi dell’astronomia moderna.

Nei primi anni del ‘600 Galileo si applicò a studiare e sperimentare come migliorare l’ottica del cannocchiale che, nella versione olandese, aveva poco più di un paio di ingrandimenti, finché, ottenuto lo strumento che desiderava incominciò le sue esplorazioni astronomiche,  partendo dal corpo celeste più vicino e visibile, la Luna.

Stillman Drake, riconosciuto come il maggiore biografo di Galileo, così racconta la prima storica esplorazione: “Il primo di dicembre (1609) aveva già in mano un telescopio che ingrandiva gli oggetti di circa 20 volte, con esso osservò la luna in ogni notte serena, interpretando correttamente quanto vedeva come prova dell’esistenza di montagne e crateri, mentre nei cieli perfetti i filosofi della natura esigevano perfetta sfericità … Al principio di marzo (1610) pubblicò queste scoperte nel Sidereus Nuncius … (provocando) violente reazioni. Nel pubblico colto esse suscitarono   grande eccitazione, ma filosofi e astronomi per lo più  le dichiararono illusioni ottiche, canzonarono Galileo o lo accusarono di impostura”.

In poco più di tre mesi  dunque Galileo pubblicò i risultati delle sue osservazioni con una sicurezza che  rovescia millenni di tradizione, l’opinione di Aristotele e l’ortodossia cattolica che nella Luna vedeva il simbolo della purezza di Maria.  Bencivenga nell’articolo prima citato spiega che questa certezza dell’esattezza delle sue ipotesi nasceva dalla poliedrica personalità di Galileo e dai suoi molteplici interessi nei più diversi campi della scienza e dell'arte, in special modo dalla sua attività di disegnatore e pittore: la dimestichezza con il chiaroscuro, la linea tonale e le altre tecniche di disegno gli davano la capacità di interpretare correttamente  le macchie che vedeva sulla Luna: erano dello ombre proiettate da rilievi, per cui il nostro satellite doveva essere un corpo simile alla Terra con montagne, valli, crateri. In conclusione: Galileo era senz’altro un genio, ma nelle sue scoperte è stato aiutato dalla duttilità della sua cultura che gli permetteva di esplorare la natura con strumenti intellettuali diversi, atteggiamento mentale che, osserva Bencivenga, sarebbe necessario anche oggi, concludendo con una nota positiva per la vituperata scuola italiana “come esempio di diversità e ricchezza intellettuale, una scuola di cui sono un prodotto e in cui ho imparato insieme fisica e greco, filosofia, geometria e storia dell’arte”.

    
   


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permalink | inviato da giorgio egidio il 23/1/2011 alle 15:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

7 dicembre 2010

Pulsar: la voce dell'Universo

 

A partire dal secondo dopoguerra gli astronomi incominciarono a esplorare il cielo anche con strumenti diversi da quelli ottici: scoprirono così che nell’Universo si possono trovare molteplici emissioni di una vasta gamma di onde. Nel 1967 in Inghilterra, a Cambridge, alcuni radioastronomi scoprirono casualmente che da un certo punto del cielo giungevano impulsi radio a intervalli fissi di 1,3 secondi. Considerazioni fisiche portarono alla conclusione che la trasmittente doveva essere molto al di là dei confini del Sistema planetario e non poteva essere una stella, ma un oggetto non più grande di un pianeta (che all’epoca non erano ancora stati individuati al di fuori del Sistema Solare). Queste caratteristiche facevano pensare addirittura a una trasmissione artificiale e i radioastronomi di Cambridge, scherzando, indicavano questa ‘cosa’ con l’acronimo LGM (Little Green Man). In realtà gli stessi radioastronomi in breve conclusero che le radiosorgenti dovevano essere delle stelle particolari, arrivate alla fine della loro vita: le nane bianche o le stelle di neutroni in rotazione velocissima e diedero a questi oggetti il nome di pulsar, per indicare il carattere pulsante della radioemissione.

Già all’inizio del 1969 sulla rivista Le Scienze uno dei due radioastronomi che avevano scoperto il segnale, Anthony Hawish, pubblicava un lungo e documentato articolo su queste radiosorgenti, una delle quali si trova all’interno della Nebulosa del Granchio. Archiviata, momentaneamente, l’ipotesi degli omini verdi che vogliono comunicare, rimane la ‘magia’ di questi pochi oggetti dotati di massa enormemente compatta che ruotando a una velocità inimmaginabile ‘parlano’ inviando messaggi radio in una lunghezza d’onda paragonabile a quella sulla quale viaggiano le nostre trasmissioni radiofoniche. È da più di quaranta anni che mi incuriosisce questa voce, ma non sono mai riuscito a sentirla.

Ora in una nota bibliografica del bel libro edito da Le Scienze, Il telescopio di Einstein ho finalmente trovato l’indicazione di un sito dove trovare le registrazioni di alcune pulsar:

Questa è una tipica pulsar che ruota con un periodo di 0.714519 secondi

http://www.jb.man.ac.uk/~pulsar/Education/Sounds/B0329.au

Questa pulsar si trova nel centro della supernova Vela: si tratta dei resti dell’esplosione di una stella massiccia avvenuta circa 10.000 anni fa. Questa pulsar rappresenta il centro della stella collassata, che ruota circa 11 volte al secondo.

http://www.jb.man.ac.uk/~pulsar/Education/Sounds/vela.au

Questa è la pulsar più giovane che si conosca: si trova nella Nebulosa del Granchio è il frutto dell’esplosione di una supernova osservata sia in Europa che il Cina nell’anno 1054 della nostra era. Compie 30 rotazioni al secondo.

http://www.jb.man.ac.uk/~pulsar/Education/Sounds/crab.au

 






10 novembre 2010

La buona stella



Cercando altro, come spesso accade per il principio della serendipidità, ho trovato la fotocopia di un divertissement dell’astrofilo milanese Sandro Baroni che aveva creato un elenco di un centinaio di stelle scalato a distanze crescenti da 4 a 100 anni luce rispetto alla Terra. Con questo elenco è possibile  far corrispondere  ad ogni compleanno l’arrivo della luce da una particolare stella, vale a dire un raggio di luce partito tanti anni prima quanti sono gli anni compiuti.
Ad esempio un fotone partito il giorno della mia nascita da Merak, la stella Beta dell’Orsa Maggiore, arriverà sulla terra il giorno del mio prossimo compleanno . Dato che a tale giorno mancano ancora circa 6 mesi, il mio amico fotone è abbastanza vicino, in termini stronomici, ma deve ancora percorrere circa 4.730.400.000.000 chilometri.   Distanziato di circa 9 milioni e mezzo di milioni di chilometri è già in arrivo il successivo fotone partito da Megrez, la stella Beta sempre dell’Orsa Maggiore. Mi dispiace un po’ aver mancato il fotone di quest’anno, ma arrivava da un’anonima stella, la Tau,  della costellazione australe dei Pesci e non essendomi fatto trovare in Australia, Sud Africa o Patagonia l’appuntamento è saltato.      



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9 giugno 2010

Una nuova cometa


 

È in arrivo una nuova cometa, o meglio, si è affacciata al Sistema Solare una cometa di cui non se ne conosceva l’esistenza, probabilmente ha un periodo di rotazione spaventosamente lungo, o anche un'orbita aperta, ed è stata chiamata McNaught, dal nome del primo osservatore.

Ben dispone il fatto che avvicinandosi alla parte interna del Sistema Solare abbia incominciato a brillare intensamente di una luce verde. Secondo il comunicato della Nasa (riportato sotto)  entro il mese di giugno dovrebbe essere visibile anche a occhio nudo.  Speriamo in una riedizione della cometa Halley (primi mesi del 1986, purtroppo non molto brillante) e soprattutto della Ikeya Zhang (marzo 2002, una sorpresa)

NEW COMET McNAUGHT: A fresh comet is swinging through the inner solar system, and it is brightening rapidly as it approaches Earth for a 100 million mile close encounter in mid-June.  Comet McNaught (C/2009 R1) has a vivid green head and a long wispy tail that look great through small telescopes.  By the end of the month it could be visible to the naked eye perhaps as bright as the stars of the Big Dipper. Because this is the comet's first visit to the inner solar system, predictions of future brightness are necessarily uncertain; amateur astronomers should be alert for the unexpected. 



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