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Marcy Borders


Un  paio di giorni fa sui giornali di mezzo mondo è comparsa la notizia della morte prematura di Marcy Borders, la ragazza che era diventata una delle icone dell’11 settembre. Nota anche come Lady Dust era l’impiegata ritratta coperta di polvere davanti ai resti delle Twin Towers.

Il giorno 11 settembre 2001 io ero nella sede del  grande quotidiano presso il quale lavoravo. Le agenzie incominciarono a “battere” la notizia che un aereo di linea fuori rotta si era schiantato contro una delle torri gemelle di New York. Quasi in tempo reale le agenzie fotografiche hanno incominciato a mettere in linea le foto dell’incidente, della fiammata, dello skyline di New York con il fumo dell’incendio. In breve  però un secondo aereo colpì la seconda torre,poi un altro il Pentagono e un terzo forse dirottato si schiantò. A quel punto era chiaro che si stava assistendo a un attacco preordinato. Le agenzie continuarono a mettere in rete foto drammaticamente tutte molto simili, ma a metà pomeriggio comparve l’immagine di una giovane donna completamente coperta di polvere che si stagliava a mala pena su uno sfondo di egual colore. A quel punto fu chiaro che quella era l’icona di ciò che stava accadendo.

L’avvento della fotografia digitale, la facilità di trasmissione con protocolli mediati da internet, la rapidità con la quale le agenzie riuscivano a mettere in rete quantità impressionanti di immagini, aveva concorso a deprimere la qualità delle foto stesse, a meno di quelle poche che l’occhio attento e la prontezza di riflessi  del fotografo riuscivano a far emergere dalla massa.

 Le foto-simbolo hanno sempre avuto una vita travagliata, nel senso che spesso i loro autori sono stati accusati di mistificazione, o per lo meno di aver dato una mano alla realtà. Ne sono esempi il famoso bacio tra un marinaio e un’infermiera ripreso a Time Square da Alfred Eisteadt nel maggio 1945 e da sempre in odore di foto “costruita”, o il miliziano colpito di Rober Capa che si è sempre battuto per rivendicarne l’autenticità, o ancora la foto di Joe Rosenthal “Raising the Flag” a Iwo Jima, che per ammissione del suo autore fu ripetuta per poter utilizzare una bandiera più grande.

Nel mondo a volte contraffatto dell’informazione mi piace pensare però che lo scatto di Stan Honda dell’AFP che ritrae Marcy Border  sia dovuta al colpo d’occhio e al coraggio del fotografo e non a cinici maneggiamento con PhotoShop.







Pubblicato il 28/8/2015 alle 17.7 nella rubrica diario.

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